Scuola, fisica e matematica? A lezione con i videogiochi, il prof: un successo

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Scuola, fisica e matematica? A lezione con i videogiochi, il prof: un successo

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Enea Montoli, 33 anni milanese, ha trasformato la sua grande passione in strumento didattico e ha trasformato i test per gli studenti in giochi di ruolo: si divertono.

Senza lacrime, né preghiere, la matematica è diventata il suo mestiere. Enea Montoli, 33 anni, la insegna al liceo. Prima al Bottoni, in via Mac Mahon, da quest’anno al Russell, a Niguarda. Un professore di Matematica e Fisica diverso dagli altri. Precario (come molti) ma con una passione per i videogiochi che ha trasformato in strumento didattico: «Due ore dopo la consegna, l’80 per cento della classe restituisce i compiti: il motivo è semplice si divertono». L’idea funziona, al punto che la collega di Latino l’ha copiata, facendo adattare il format ai suoi argomenti.

Se il professor Keating Del film L’attimo fuggente stregava gli alunni in piedi sulla cattedra, Montoli ha scommesso sulla chiave ludica per trasmettere la materia più scomoda. «Un’avventura in cui si incontrano personaggi che ti costringono a risolvere problemi. Un gioco di ruolo in cui senza neanche rendertene conto devi superare scomposizioni o equazioni». Ha sviluppato una serie di giochi, disponibili anche gratis online sul sito Renovatioquest.it. «Ho sviluppato tutto da solo da zero, dall’ideazione allo sviluppo, aiutandomi con dei motori grafici. Mi ci metto la sera, quando mio figlio dorme. Sono state almeno 350 ore di lavoro» racconta con precisione algebrica. Ha imparato a programmare studiando le dinamiche dei ghiacciai. Così è nato, ad esempio, un gioco ambientato nel 2500, in un pianeta devastato dall’emergenza climatica. Il protagonista, che poi sarebbe lo studente, scopre aspetti loschi in un laboratorio di biologia con uno scienziato che studia la crescita batterica. Ogni tessera del puzzle è un problema da risolvere. Altro giro, altro gioco, con pupazzi che tirano palle di neve e ogni volta che si viene colpiti tocca rispondere a un quiz. «Assegno il livello con una scadenza, mi rimandano gli screenshot con le risposte. «Una volta risolto il compito di giornata, c’è chi ci torna per far salire il punteggio. Ho promesso un regalo a fine scuola. L’anno scorso era una console vintage con giochi anni ’80 e ’90 allegati». Tutto programmato da lui, un po’ come fosse un autografo.

In classe «giocavano» in laboratorio. Ma ovviamente la cosa funziona ora per umanizzare la didattica a distanza in tempi duri per le superiori. Basta un telefonino. Montoli ha un dottorato in Fisica, collabora con l’Osservatorio Meteorologico Milano Duomo. «I videogiochi sono un mondo da esplorare. Per fatturato ormai generano più movimento del cinema. Sono sempre più trasversali. Non sono solo svago. Che piaccia o no, è qualcosa che merita di essere approfondito».

Montoli lo dice perché nei corridoi i colleghi ancora lo guardano strano. Con la diffidenza di chi vuole ribaltare le carte in cattedra. L’idea è quella di continuare a sviluppare i giochi prodotti, magari creando connessioni di gruppo, in cinque o sei alla volta. «Ma soprattutto che si diffondessero in altre scuole. Non per farmi contento, ma perché funziona con gli alunni».

Fonte: Corriere.it
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